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La gita di mezzanotte

21 gennaio 2010

Ciao da Francesco di Coste,
oggi concludo la rubrica “Una metafora alla settimana” parlando della capacità di dare un feedback costruttivo evitando il rimprovero. Questo approccio può essere un modo valido di responsabilizzare le persone e farle crescere con equilibrio.

Molti allievi studiavano meditazione sotto la guida del maestro di Zen Sengai.

Uno di questi tutte le notti si alzava, scavalcava il muro del tempio e andava a divertirsi in città.

Una notte, nel fare un giro di ispezione nel dormitorio, Sengai scoprì l’assenza dell’allievo, e trovò anche l’alto sgabello che egli aveva usato per scalare il muro.

Sengai tolse lo sgabello e si appostò ai piedi del muro.

Quando il nottambulo tornò, non sapendo che Sengai era lo sgabello, mise il piede sul capo del maestro e saltò nel giardino.

Non appena scoprì ciò che aveva fatto rimase sgomento.

Sengai disse: “La mattina presto fa molto freddo. Bada di non prenderti un raffreddore”.

L’allievo non uscì più di notte.

Un saluto
FdC

La collera

14 gennaio 2010

Ciao da Francesco di Coste,
la metafora di oggi, è incentrata sul tema del controllo delle emozioni, e sulla nostra capacità di saperle riconoscere. Infatti, saper “utilizzare” le nostre emozioni è una capacità fondamentale, per il nostro stesso sviluppo. Saper gestire le emozioni negative, magari cercando di “ridurle” al loro contesto, e saper “esaltare” le emozioni positive è sicuramente qualcosa che si può imparare.

Uno studente di Zen andò da Bankei e gli espose un suo problema: “Maestro, io ho certe collere irrefrenabili. Come posso guarirne?”

“Hai qualcosa di molto strano davvero” disse Bankei. “Fammi dunque vedere di che si tratta”.

“Bè, così su due piedi non posso fartelo vedere” rispose l’altro.

“Quando potrai farmelo vedere?” domandò Bankei.

“Salta fuori quando meno me lo aspetto” rispose lo studente.

“Allora” concluse Bankei “non deve essere la tua vera natura. Se lo fosse, potresti mostrarmelo in qualunque momento. Quando sei nato non l’avevi, e non te l’hanno dato i tuoi genitori. Pensaci un po’ sopra”.

Un saluto
FdC

Pubblicare i sutra

8 gennaio 2010

Ciao da Francesco di Coste,
voglio cominciare questo Nuovo Anno con una metafora sulla generosità e la perseveranza. Su quanto sia importante per noi tutti non perdere la pazienza malgrado le avversità e le disgrazie, nella fiducia di arrivare all’obiettivo, senza perdere mai la speranza nel successo.

Tetsugen, un fedele seguace dello Zen in Giappone, decise di pubblicare i sutra, che a quel tempo erano disponibili soltanto in cinese.

I libri dovevano essere stampati con blocchi di legno in un’edizione di settemila copie, un’impresa enorme. Tetsugen cominciò col mettersi in viaggio per raccogliere il fondi necessari.

Alcuni simpatizzanti gli diedero un centinaio di monete d’ora, ma per lo più riuscì ad ottenere soltanto piccole somme.

Lui ringraziò tutti i benefattori con uguale gratitudine.

Dopo dieci anni Tetsugen aveva abbastanza denaro per cominciare l’impresa.

E proprio allora il fiume Uji straripò.

L’alluvione portò una carestia.

Tetsugen prese i fondi che aveva raccolti per i libri e li spese per salvare gli altri dalla fame.

Poi ricominciò la sua colletta.

Parecchi anni dopo il paese fu colpito da un’epidemia.

Ancora una volta Tetsugen, per aiutare la sua gente, diede via quello che aveva raccolto.

Si rimise al lavoro per la terza volta, e dopo vent’anni riuscì finalmente a realizzare il suo desiderio.

I blocchi di legno per la stampa che sono serviti per la prima edizione sono oggi esposti nel monastero Obaku di Kyoto.

I giapponesi dicono ai loro figli che Tetsugen ha fatto tre raccolte di sutra, e che le prime due, invisibili, sono perfino superiori all’ultima.

Un saluto
FdC

Sulle parole di una persona eccellente

4 gennaio 2010

Ciao,
avrai letto il post di inizio anno in cui ho elencato alcune delle caratteristiche che distinguono una persona eccellente.

Oggi, in particolare, voglio approfondire la seguente:
“Una persona eccellente sa agire e parlare in funzione della propria mission”

e per farlo, colgo spunto dalla metafora seguente che ho ascoltato, nel film “Il Dubbio”; si tratta di una metafora sul pettegolezzo, raccontata da padre Flynn durante un sermone:

Un giorno una donna spettegolava con un amica di un uomo che a malapena conosceva.

Quella notte fece un sogno durante il quale, un’enorme mano apparve sopra di lei, e le puntò il dito contro,
la donna fu sopraffatta da un opprimente senso di colpa.

Il giorno seguente andò a confessarsi, da un anziano prete della sua parrocchia, al quale raccontò tutto.

“Il pettegolezzo è peccato?” chiese al vecchio prete. “Era la mano di Dio onnipotente che puntava il dito contro di me? Le devo chiedere l’assoluzione, Padre mi dica, ho commesso peccato?”

“Si!” le rispose il Padre

“Si, donna ignorante e male allevata. Hai detto falsità sul conto di un tuo simile, hai messo a repentaglio la sua reputazione, dal profondo del cuore te ne dovresti vergognare!”

Allora, la donna disse di essere pentita, e chiese il perdono.

“Non avere fretta” disse il Padre, “vai a casa tua prima, prendo un bel cuscino e portalo sul tetto. Squarcialo bene con un coltello,e poi ritorna da me.”

Cosi la donna andò a casa, prese un cuscino dal letto, un coltello in cucina, salì sul tetto, salendo dalla scala antincendio e squarciò il guanciale.

Tornò poi dal vecchio prete, come lui le aveva detto.

“Hai squarciato il cuscino con il coltello?” chiese lui

“Si Padre!”

“e il risultato qual è stato?”

“piume” disse lei

“piume” fece eco il prete

“piume dappertutto Padre!”

“Ora voglio che tu torni a casa, a raccogliere tutte le piume volate via con il vento”

“Ma…” rispose la donna “non è possibile, non so dove siano finite, il vento le ha portate chissà dove!”

“E questo è” disse il Padre “IL PETTEGOLEZZO!”

Leggendo la metafora hai capito che ho puntato l’attenzione sul parlare piuttosto che sull’agire della persona eccellente. Questo perché, sopratutto in contesti aziendali, capita spesso la chiacchierata, il pettegolezzo, l’invidia e a volte anche le illazioni che creano un clima di sfiducia, di contrapposizione e di reciproca incomprensione.

Capita che queste situazioni, sfocino poi in veri e propri attacchi (magari subdoli e non diretti) non solo sul piano professionale, ma anche sul piano personale.
Le voci circolano e magari si rischia di danneggiare anche la vita privata dei colleghi, dei collaboratori e dei superiori.
Frasi tipo: “Guarda quella… ha fatto carriera perchè è carina e bella” “Guarda quell’altro, è un servo del potere, fa tutto quello che gli viene detto, è un leccac…o!”.

Queste situazioni oltre a danneggiare i singoli, creano in azienda un clima negativo e in alcuni creano la (falsa) convinzione che basti fare dei favori (?) per ottenere avanzamenti di carriera.

E allora, se veramente vuoi essere una persona eccellente, se vuoi perseguire il tuo personale percorso di Sviluppo Personale, ASTIENITI da queste situazioni e comincia ad agire e parlare coerentemente con la tua mission.

A maggior ragione, se hai un ruolo di responsabilità, non solo devi dare l’esempio, non solo devi essere responsabile delle tue azioni, ma hai l’obbligo di agire e parlare per creare il giusto clima nel tuo team e nella tua azienda.

Lasciami un commento per esprimere la tua opinione

Un saluto
Salvatore

Il biglietto da visita

31 dicembre 2009

Ciao da Francesco di Coste,
per l’ultimo giorno dell’anno voglio proporti una metafora sul saper apprezzare le persone per quello che sono, senza farsi impressionare dall’ostentazione del potere e dall’ampollosità dei titoli, mettendo così da parte le inutili formalità.

Keichu, il grande insegnante di Zen dell’era Meiji, era il leader di Kofuku, una cattedrale di Kyoto.

Un giorno il governatore di Kyoto andò per la prima volta a fargli visita.

Il suo aiutante presentò il biglietto del governatore, sul quale era scritto: Kitagaki, governatore di Kyoto.

“Non ho nulla a che fare con questo individuo” disse Keichu al suo aiutante. “Digli che se ne vada”.

L’aiutante andò a restituire il biglietto con molte scuse.

“E’ stata colpa mia” disse il governatore , e con una matita cancellò le parole ‘Governatore di Kyoto’.

“Torna ad annunciarmi al tuo maestro”.

“Oh, è Kitagaki? “ esclamò il maestro quando lesse il biglietto. “Voglio vedere quest’uomo.”

Un saluto
FdC

Il dialogo muto

23 dicembre 2009

linguaggio-non-verbale

Ciao da Francesco di Coste,
questa settimana voglio proporti una nuova metafora sulla potenza del Linguaggio Non Verbale e di come spesso ci facciamo influenzare dalle nostre convinzioni e non siamo in grado di “vedere” il vero significato delle cose, ma piuttosto vediamo solo quello che noi vogliamo attribuirgli.

Qualunque monaco girovago può fermarsi in un tempio Zen, a patto che sostenga coi preti del posto una discussione sul Buddismo e ne esca vittorioso.

Se invece perde, deve andarsene via.

In un tempio nelle regioni settentrionali del Giappone vivevano due confratelli monaci.
Il più anziano era istruito, ma il più giovano era sciocco e aveva un occhio solo.

Arrivò un monaco girovago e chiese alloggio, invitandoli secondo la norma a un dibattito sulla sublime dottrina.

Il fratello più anziano, che quel giorno era affaticato dal molto studio, disse al più giovane di sostituirlo. “Vai tu e chiedigli il dialogo muto” lo ammonì.

Così il monaco giovane e il forestiero andarono a sedersi nel tempio.

Poco dopo il viaggiatore venne a cercare il fratello più anziano e gli disse: “il tuo giovane fratello è un tipo straordinario. Mi ha battuto”.

“Riferiscimi il vostro dialogo” disse il più anziano.

“Bé,” spiegò il viaggiatore “ per prima cosa ho alzato un dito, che rappresentava Buddha, l’Illuminato. E lui ha alzato due dita per dire Buddha e il suo insegnamento, Io ho alzato tre dita per rappresentare Buddha, il suo insegnamento e i suoi seguaci, che vivono la vita armoniosa. Allora lui mi ha scosso il pugno chiuso davanti alla faccia, per mostrami che tutti e tre derivano da una solo realizzazione. Sicché ha vinto e io non ho nessun diritto di fermarmi”.

E detto questo, il girovago se ne andò.

“Dov’è quel tale ? domandò il più giovane, correndo dal fratello più anziano.

“Ho saputo che hai vinto il dibattito”.

“Io non ho vinto un bel niente. Voglio picchiare quel individuo”.

“Raccontami la vostra discussione” lo pregò il più anziano.

“Accidenti, non appena mi ha visto lui ha alzato il dito, insultandomi con l’allusione che ho un occhio solo. Dal momento che era un forestiero, ho pensato che dovevo essere cortese con lui e ho alzato due dita, congratulandomi che avesse due occhi. Poi quel miserabile villano ha alzato tre dita per dire che tra tutti e due avevamo soltanto tre occhi. Allora ho perso la tramontana e sono balzato in piedi per dargli un pugno, ma lui è scappato via e così è finita”.

Un saluto
FdC

Una parabola

16 dicembre 2009

break

Ciao da Francesco di Coste, oggi ti presento una nuova metafora la cui morale è quella di saper cogliere l’attimo, infatti oggi pensavo proprio a come le aziende impongono al proprio personale dei ritmi ossessivi, sopratutto a chi lavora in ambito commerciale e per questo è utile sempre sapersi ricavare anche solo 5 minuti per un break.

Anche questa è una virtù che tutti noi dobbiamo imparare a coltivare per gestire al meglio le incombenti attività giornaliere e a tal proposito mi è venuta in mente questa metafora che ti sottopongo.

In un sutra, Buddha raccontò una parabola:

Un uomo che camminava per una campo si imbatté in una tigre.

Si mise a correre, tallonato dalla tigre.

Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo.

La tigre lo fiutava dall’alto.

Tremando, l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo.

Soltanto la vite lo reggeva.

Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite.

L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola.

Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola.

Com’era dolce!

Un saluto
FdC

Mentore On Line

2 dicembre 2009

metafora

PNLPractitioner da oggi si avvarrà di una importante collaborazione.
Infatti da oggi, ogni settimana ospiteremo degli articoli di Francesco Di Coste, Executive Coach e Consulente di Carriera, certificato da ICF e componente della Federazione Italiana Coach. Trovate un suo breve profilo nella sezione “Bio”.
Francesco è il curatore e ideatore del sito mentoreonline.it.

E’ con grande piacere che vi comunico questa notizia, infatti Francesco oltre ad essere un professionista di altissimo livello, è anche una persona squisita e di grande umanità

La rubrica che curerà sarà: “Una metafora alla settimana”.

Le metafore sono racconti inventati, tipo favole e parabole che narrano le vicende di personaggi carismatici. Ogni popolo, fin dai tempi più remoti, ha trasmesso, di generazione in generazione, il suo patrimonio di sapienza e saggezza, spesso impiegando racconti, parabole, aneddoti e simboli, sotto forma di metafora, allo scopo di aiutare a crescere, a capire, ad alimentare e sviluppare lo spirito, per trasmettere usi e costumi e per una migliore conoscenza di se stessi e del prossimo.
Alcune opere quali le fiabe di La Fontaine e di Esopo, le parabole della Bibbia, le narrazioni di Buddha e i racconti dei Sufi, sono esempi dimostrativi dell’utilizzo della narrazione per “comunicare”; parola che deriva dal latino “communis” e che significa: “mettere in comune” qualcosa con qualcun altro: emozioni, idee, per esaudire esigenze di tipo affettivo, curativo o per soddisfare bisogni culturali.

La Programmazione Neuro Linguistica, d’altra parte, utilizzando tecniche raffinate di “linguistica”, è in grado, proprio con le metafore, le parabole o gli aneddoti, di “programmare” nuovi comportamenti e di indurre le persone in stati potenzianti.

Queste tecniche sono di notevole importanza, perch` trovano applicazione in ogni ambito della nostra vita e ci permettono di comunicare meglio le nostre intenzioni e di rafforzare le nostre idee.

Vedremo, grazie al prezioso contributo di Francesco, come sviluppare e utilizzare tali tecniche.

Se vuoi dire la tua sull’articolo o entrare in contatto con me o Francesco scrivi pure un commento.