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Il caos e l’intelligenza relazionale

20 gennaio 2010

Ti riporto una frase di Peter Drucker:

“Le uniche cose che in un’azienda sono in grado di svilupparsi da sole sono: il caos, i conflitti interpersonali e le scarse prestazioni lavorative”

Questa frase oltre a farmi sorridere, mi ha colpito perché spiega, molto chiaramente, quanto sia importante impegnarsi nello sviluppo delle Risorse Umane e nell’insegnamento dell’Intelligenza Relazionale proprio per arginare quei fattori che portano al caos un’intera organizzazione aziendale.

Un’azienda che si rispetti, dovrebbe tener conto di questi aspetti e evitare l’effetto “nocivo” di una gestione delle Risorse Umane basata solo su svalutazione e inganno.

Infatti, come già affrontato in un precedente post, è necessario che i manager abbiano un comportamento energetico e sappiano infondere nei collaboratori stima e rispetto valorizzando e dando giusti consigli.

Sembrerà incredibile, ma da studi effettuati negli anni 80, risulta che anche il caos ha le sue leggi matematiche che lo descrivono e in più grazie al lavoro del grande Benoit Mandelbrot, sembra che alcune di queste formule, descrivano perfettamente anche cose che esistono in natura.

Si, perchè nella vita della natura pochi sono i fenomeni lineari, mentre quelli caotici dominano. Caotiche sono le nuvole, i fiocchi di neve e le cascate, sono caotici i liquidi nella loro dinamica, dunque è caotico il movimento del cuore, che è la pompa di un liquido, il sangue!

In pratica Mandelbrot, partendo da ricerche sulla teoria del Caos, arrivò a scoprire la formula matematica dei frattali, figure geometriche di una bellezza pari ad un’opera d’arte, e con sua grande sorpresa, si rese conto che le formule che descrivono il Caos, potevano rappresentare figure geometriche che si ripetono all’infinito.
Infatti nel famoso insieme di Mandelbrot, che vedi in figura all’inizio del post, è possibile zoomare, delle parti e verificare che queste parti si ripetono all’infinito.

La formula di Mandelbrot, quindi è in grado di descrivere strutture tipo i cristalli dei fiocchi di neve, le venature di una foglia!

Con questa divagazione, voglio semplicemente dirti, che il caos è qualcosa di naturale, che fa parte della vita stessa e quindi, proprio perché è qualcosa di naturale, possiamo, all’interno di un’azienda, contrastare questa naturale tendenza verso il caos, con lo stesso rigore, la stessa perseveranza e determinazione di uno scienziato.

Questa azione, qualora non sia gestibile all’interno dell’organizzazione aziendale, vuoi per mancanza di preparazione, vuoi per mancanza di risorse, può essere demandata ad un professionista che, instaurando una relazione di Coaching, con i singoli manager e/o con gruppi o team, può agevolare la consapevolezza e la crescita delle persone.

In queste relazioni di Coaching, il Coach e il Coachee possono insieme analizzare la situazione, e stabilire gli obiettivi.

Sarà poi il Coach a mettere in campo le giuste risorse e guidare le persone verso l’obiettivo di migliorare i rapporti interpersonali e di agevolare la crescita dei singoli, permettendo così un aumento delle prestazioni lavorative.

E uno degli strumenti che il Coach può utilizzare per migliorare la comunicazione all’interno dell’azienda, è proprio l’Intelligenza Relazionale, andando a “misurare” le caratteristiche dei singoli e permettere lo sviluppo e l’apprendimento di tecniche adatte.

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Effetto nocivo vs effetto energetico

18 gennaio 2010

Nel post riguardante l’intelligenza relazionale, ho fatto cenno a un tema importante:
la buona capacità di relazione.

La buona capacità di relazione, con un termine un po’ più “scientifico” può essere definita abilità interpersonale.

In ambito professionale, ma anche in quello sociale o privato, succede che, a fronte di problematiche da risolvere, richieste e priorità da rispettare, veniamo sottoposti a stress e tensioni che se non vengono gestiti nel modo corretto, possono creare ulteriori problemi di rapporto e di relazione con chi interagisce con noi (colleghi, amici, parenti, ecc.).

Lo stress, di per sé è una risposta normale agli stimoli esterni, l’importante è saper usare e gestire lo stress come energia positiva da sfruttare proprio per raggiungere gli obiettivi che creano stress!

Ad esempio l’abilità interpersonale, può aiutare molto, soprattutto in ambito professionale, a gestire lo stress di un team.
Infatti secondo Karl Albrecht, ci sono due tipi di comportamento verso gli altri che possiamo utilizzare:

Comportamento con effetto psicologicamente nocivo
Comportamento con effetto psicologicamente energetico

In poche parole essere “nocivi” significa determinare negli altri una sensazione di rabbia, di impotenza, di frustrazione, di inadeguatezza.
Questo è il classico caso di quei team leader, quei manager che utilizzano sistematicamente la loro posizione, il loro potere per imporsi, e per indurre i loro collaboratori a fare quanto richiesto, instaurando un clima di “paura” e di “terrore”.

E seppure tale approccio sul breve periodo, porta a dei risultati (pensa ad esempio ad una squadra di venditori), capita spesso che il clima tra i colleghi diventi pessimo, si comincia a fare solo ed esclusivamente quello che vuole il “capo”, e il rapporto tra collaboratore e capo si inaridisce con la conseguenza che il collaboratore non porta più alcun contributo al suo lavoro e perde di capacità proattiva.

Tutto questo seppur torna a vantaggio del manager, non fa crescere le risorse e crea un clima aziendale deleterio.
Il risultato di tale approccio, spesso è un impoverimento del fattore umano all’interno dell’azienda.

Altro caso è invece quello dell’effetto energetico.
Essere “energetici” significa determinare negli altri la sensazione di essere stimato, rispettato e affermato. Non solo, una persona “energetica” consiglia i propri collaboratori con competenza.
Ritornando all’esempio dell’azienda, questo è il caso di quei manager che sanno motivare le persone, mettendo in risalto le situazioni positive e che sanno correggerle in caso di comportamenti errati.

Il manager che utilizza un comportamento “energetico” sarà in grado di creare un clima aziendale positivo e riuscirà ad ottenere il meglio dai propri collaboratori, a tutto vantaggio suo, degli stessi collaboratori e dell’azienda.

Una visione di questo tipo, permette di lavorare molto più a lungo termine, instaurando un circolo virtuoso tra manager e collaboratori, dove tutti si sentono responsabilizzati e coinvolti per un obiettivo comune.

Adottare un modello “energetico” rende il manager stesso e i collaboratori molto più efficaci nel loro lavoro e nella relazione con gli altri; e i comportamenti “energetici” sono indice di una elevata intelligenza relazionale!

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L’intelligenza relazionale dei nostri manager

15 gennaio 2010

Ciao,
se hai mai lavorato o se lavori in grandi aziende strutturate, sai che negli ultimi anni, si fa molta attenzione alla formazione dei manager.

Ho sperimentato sulla mia pelle, che mentre, per gli impiegati, la formazione è di tipo tecnico/pratico, per i manager ci sono tanti bei corsi sulla comunicazione, su come gestire un team, su come raggiungere gli obiettivi, ecc.

Peccato che questa distinzione tra i corsi per i dipendenti e quelli per i manager, crea di fatto un muro invalicabile per chi volesse far carriera. Infatti i corsi che ti servirebbero per il tuo Sviluppo Personale e professionale, potrai farli solo quando avrai raggiunto la posizione… :-O

Io quindi, essendo curioso e interessato, per anni ho cercato vie alternative alla formazione professionale/manageriale e ho cercato di approfondire e studiare gli argomenti legati allo sviluppo professionale, finchè poi non ho avuto anch’io accesso a tali corsi.

Da oggi, voglio condividere con te, il risultato di questi studi e approfondimenti, e cominciamo dunque con il primo di una serie di post sull’Intelligenza Relazionale.

Generalmente, la trattazione dell’Intelligenza Relazionale è inserita in un corso più generale di Comunicazione, nel nostro caso, trattandosi di argomento con numerose affinità con la PNL, ne parliamo come categoria a sé stante. Potrai accedere a tutti i post di questo argomento, cliccando sulla categoria: Intelligenza Relazionale.

Definizione

L’intelligenza relazionale è la nostra capacità di costruire buone relazioni con altre persone utilizzando tecniche di comunicazione eccellenti.

Per poter utilizzare al meglio l’intelligenza relazionale sono necessarie tre abilità fondamentali:

1. Consapevolezza dell’ambiente: essere capaci di analizzare e gestire le relazioni con colleghi, collaboratori, amici, ecc.

2. Utilizzo di strumenti di relazione: avere a disposizione più stili di relazione e strategie da usare nella relazione con gli altri.

3. Consapevolezza di sé: capire come siamo percepiti dagli altri e avere coscienza dei propri comportamenti.

Se ci fai caso, questi tre punti, hanno più di un’affinità, se non una stretta parentela con la PNL.

Infatti analizzare e gestire le relazioni, non è nient’altro che ricalco, la capacità che abbiamo di analizzare i comportamenti degli altri, di codificare il loro modo di comunicare (VAK).

L’utilizzo di strumenti di relazione è la capacità di fare ricalco e guida magari utilizzando i metamessaggi. E’ la capacità di saper essere flessibili per adattarsi alla comunicazione dell’interlocutore, mi viene in mente ad esempio la “legge della varietà indispensabile” che recita come segue:

“Più varietà hai per comunicare con le persone e più sarai in grado di controllare le tue interazioni con queste persone”.

Quindi conoscere e saper utilizzare gli strumenti di relazione è fondamentale per volgere a tuo vantaggio la relazione stessa.

Infine, la consapevolezza di sé nasce dalla capacità di saper analizzare la propria comunicazione, i propri stati interni e conoscere le proprie risorse. L’analisi di questi aspetti è importante per saperli riconoscere e correggere o cambiarli quando serve.

Tutto questo per dirti che se, domani, diventerai un esperto di PNL, sarai in grado di confrontarti senza problemi con i manager della tua azienda, sarai in grado di relazionarti con loro in modo efficace e mentre userai la PNL per la tua crescita professionale, di pari passo farai progressi anche nel tuo Sviluppo Personale.

Torniamo a noi…

Ti starai domandando: “Ma perché è così importante l’Intelligenza Relazionale?”

E’ importante perché, in un ambiente competitivo e stressante come quello lavorativo, è necessario saper creare con i colleghi, con il capo, con i collaboratori, un buon clima, un ambiente collaborativo, dove tu con le tue capacità di relazione ne possa trarre vantaggio per il tuo sviluppo professionale.

Inoltre, una buona capacità di relazione, vuol dire anche saper ascoltare e quindi essere in grado di cogliere i reali bisogni, di chi lavora con te, vuol dire essere capaci di “empatia”.
Ovviamente, il tutto deve essere fatto con naturalezza, salvaguardando i propri valori, evitiamo quindi, come ripeto sempre, di fare dei terribili scimmiottamenti o delle imitazioni grottesche.

E’ assolutamente fondamentale agire con integrità e nel rispetto della morale e dei valori nostri e delle persone con cui ci relazioniamo.

Prossimamente parleremo di come si identifica l’Intelligenza Relazionale.

Un saluto
Salvatore