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La PNL e l’educazione dei figli

16 gennaio 2010

Ciao,
dopo alcuni post in cui ho fatto qualche piccolo riferimento al rapporto genitori-figli, oggi voglio trattare in modo più approfondito l’argomento.

Più genericamente, il rapporto adulto-bambino, l’educazione dei figli e quindi anche il rapporto tra i genitori e i figli sono sostanzialmente espressione di una complessa interazione tra il bambino che sperimenta cose nuove tutti i giorni nella realtà che lo circonda e l’adulto che “dovrebbe” essere per lui un mentore, un coach vero e proprio.

Si… ho scritto dovrebbe perché, proprio come genitore, mi capita spesso di osservare con occhio allenato, come si comportano altri genitori nei confronti dei figli.
Non hai idea di quanti genitori, purtroppo, tentino continuamente di plasmare i propri figli a loro immagine e somiglianza! Sono loro che decidono lo sport da fare, i giochi con cui giocare, e impongono la loro esperienza senza lasciare al bambino la possibilità di sperimentare, di crescere facendo esperienza del mondo, degli altri bambini, ecc.
Addirittura a volte, dopo aver condizionato il bambino con frasi tipo: “No devi fare così io ho sempre fatto in questo modo…”, e nel caso in cui il malcapitato tenti di fare a modo suo e fallisce, arrivano addirittura a rincarare la dose con frasi tipo: “Te l’avevo detto io…”.
Tutto ciò, si traduce, come si dice in PNL, in convinzioni depotenzianti che finiranno per condizionare anche il bambino diventato ormai adulto.

E poi, la conseguenza peggiore nell’immediato è che il bambino non riesce a vivere una vita sua, non riesce a fare esperienza del mondo e di conseguenza non avrà quel bagaglio di esperienza necessario per la sua crescita.

Quindi il primo punto è:

Fai da coach ai tuoi figli, accompagnali nella loro crescita, correggendo gli errori ed esaltando i successi!

A proposito di errori e successi, in questo caso è importante saper comunicare nel modo giusto con il bambino, e come ti ho scritto nel post I livelli di pensiero, il coaching e i figli bisogna stare attenti alla modalità con la quale dispensiamo lodi e critiche.
Ti ricordo infatti che quando tuo figlio si comporta in modo intelligente, devi spostare l’attenzione sul livello Identità, in tal modo, dicendogli: “Sei intelligente!” otterrai un effetto fortemente potenziante e motivante!

Viceversa, quando fa qualcosa di stupido, non lavorare sull’Identità ma tieni la tua attenzione sui Comportamenti, dicendogli: “Hai fatto una cosa stupida!” in questo modo lo indurrai a riflettere e a cambiare comportamento.

Quindi il secondo punto è:

Sii duro con i Comportamenti (sbagliati) ma morbido sull’Identità!

Un’altra cosa importante nel rapporto con i bambini è indurli a fare esperienza del mondo con pienezza, in modo da poter avere una grande ricchezza interiore. Per questo è importante dargli la possibilità di giocare, di rapportarsi, con la musica, la danza, i giochi, il disegno in piena libertà!
E in più, proprio per dar modo al bambino di arricchire il proprio mondo interiore, quando ti rivolgi a lui, utilizza tutti sistemi rappresentazionali, dagli modo di vivere un’esperienza a trecentosessanta gradi. Il mondo può essere vissuto con suoni, immagini, odori, sapori.
Ad esempio ho avuto e ho la fortuna di viaggiare, per diletto, spesso, anche in paesi esotici, e credimi, per me è una soddisfazione notare come mia figlia, non abbia alcun problema ad assaggiare cibi “strani”.

Quindi il terzo punto è:

Facilita un’esperienza sensoriale completa!

Ultimo punto, che poi è il più problematico e delicato, è quello della capacità di dare ai figli un’immagine coerente e congruente tra il dire e il fare.
A me è capitato più volte di dire cose tipo: “Non mangiare schifezze!” “Non alzarti da tavola se non hai finito!” e magari sono stato io il primo a mangiare patatine fritte e ketchup, oppure mi sono alzato per rispondere al cellulare.
E purtroppo questi errori sono molto gravi perché i bambini, veri esperti di PNL ;-) non prestano attenzione a quello che diciamo. ma piuttosto osservano quello che facciamo, sentono il nostro stato d’animo e sono in grado di cogliere molto bene quello che stiamo comunicando!
Dunque, cerchiamo sempre di essere congruenti nella comunicazione con i nostri figli, evitando di lasciarci sopraffare da stanchezza, emozioni negative o impulsi.

Il quarto e ultimo punto è:

La tua comunicazione sia sempre congruente!

Concludo qui con l’augurio per tutti di una vita serena con i propri figli!

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Calibrazione, verbale o non verbale?

28 dicembre 2009

calibrazione

Ciao,
ti ho parlato ieri dei segnali di accesso, e a questo punto, andando avanti sui fondamentali della PNL, dovrei esporti, tutto riguardo a rapport, ricalco e guida.

C’è una cosa però che è fondamentale per poter creare rapport, per sapere “ricalcare” il nostro interlocutore, e per poi riuscire a guidarlo e, questa cosa è la tua capacità di osservare, decifrare, decodificare, “ascoltare” i messaggi che il tuo interlocutore ti invia.
Attenzione, intendo dunque, non solo quello che ti dice, i termini che utilizza, ma anche come lo dice, con quale tono, oppure con quale espressione.

Queste cose, che in PNL servono proprio per essere in grado di creare rapport, non le sto inventando io, ma hanno una base scientifica, infatti queste osservazioni derivano da studi fatti da Albert Mehrabian, psicologo statunitense di origine armena.

Mehrabian durante i suoi studi sulla comunicazione verbale e non-verbale, nel 1971 arriva alle seguenti conclusioni:

La prima è che ci sono tre elementi fondamentali alla base della comunicazione tra persone

le parole
il tono della voce (timbro, ecc)
le espressioni del viso.

La seconda è che gli elementi non verbali della comunicazione sono importanti in modo particolare quando sono incongruenti, infatti se le parole non sono “supportate” dal giusto tono di voce e dall’espressione facciale, generalmente le persone tenderanno a credere più agli elementi non verbali, ignorando le parole dette.

Da esperimenti condotti sempre da Mehrabian, si giunge alla conclusione che in una comunicazione face-to-face, i tre elementi pesano in percentuale come segue:

parole (7%)
tono della voce (38%)
espressioni del viso (55%)
.

Questo studio ti fa capire quindi, come in una relazione, in una comunicazione, quando vorrai ricalcare per creare rapport, dovrai prestare massima attenzione più alla comunicazione non verbale, piuttosto che alle parole che il tuo interlocutore pronuncia.

Allora, se vuoi proseguire nel tuo percorso di approfondimento della PNL, quando ti troverai a parlare con amici, conoscenti, colleghi, ecc presta attenzione alla loro comunicazione non verbale, e come ti dicevo qualche post fa… non credere al collega che alla tua domanda: “Come va?” – ti risponde: “Va tutto bene.” – con tono dimesso e sguardo sfuggente. Sicuramente non sta proprio bene come dice.

E in una situazione come questa associando i segnali della comunicazione non verbale al suo stato di disagio, stai effettuando quella che in PNL si chiama “calibrazione”.

La calibrazione ti consente di imparare a leggere, nel corso di un’interazione, le reazioni inconsce e non verbali del tuo interlocutore, associando i segnali non verbali ad una specifica relazione interiore.

Con domande mirate, sarai in grado di crearti, una specie di catalogo della persona che hai davanti, associando ad ogni suo segnale non verbale un determinato stato interiore.

E così facendo, sarai in grado, con tutti, di creare il rapport che desideri, in modo immediato, perché riuscirai a “leggere” la parte inconscia di chi ti parla! Sarai in grado di cogliere veramente il suo stato d’animo, al di là delle parole.

Pratica, pratica, pratica!

Un saluto
Salvatore

Il dialogo muto

23 dicembre 2009

linguaggio-non-verbale

Ciao da Francesco di Coste,
questa settimana voglio proporti una nuova metafora sulla potenza del Linguaggio Non Verbale e di come spesso ci facciamo influenzare dalle nostre convinzioni e non siamo in grado di “vedere” il vero significato delle cose, ma piuttosto vediamo solo quello che noi vogliamo attribuirgli.

Qualunque monaco girovago può fermarsi in un tempio Zen, a patto che sostenga coi preti del posto una discussione sul Buddismo e ne esca vittorioso.

Se invece perde, deve andarsene via.

In un tempio nelle regioni settentrionali del Giappone vivevano due confratelli monaci.
Il più anziano era istruito, ma il più giovano era sciocco e aveva un occhio solo.

Arrivò un monaco girovago e chiese alloggio, invitandoli secondo la norma a un dibattito sulla sublime dottrina.

Il fratello più anziano, che quel giorno era affaticato dal molto studio, disse al più giovane di sostituirlo. “Vai tu e chiedigli il dialogo muto” lo ammonì.

Così il monaco giovane e il forestiero andarono a sedersi nel tempio.

Poco dopo il viaggiatore venne a cercare il fratello più anziano e gli disse: “il tuo giovane fratello è un tipo straordinario. Mi ha battuto”.

“Riferiscimi il vostro dialogo” disse il più anziano.

“Bé,” spiegò il viaggiatore “ per prima cosa ho alzato un dito, che rappresentava Buddha, l’Illuminato. E lui ha alzato due dita per dire Buddha e il suo insegnamento, Io ho alzato tre dita per rappresentare Buddha, il suo insegnamento e i suoi seguaci, che vivono la vita armoniosa. Allora lui mi ha scosso il pugno chiuso davanti alla faccia, per mostrami che tutti e tre derivano da una solo realizzazione. Sicché ha vinto e io non ho nessun diritto di fermarmi”.

E detto questo, il girovago se ne andò.

“Dov’è quel tale ? domandò il più giovane, correndo dal fratello più anziano.

“Ho saputo che hai vinto il dibattito”.

“Io non ho vinto un bel niente. Voglio picchiare quel individuo”.

“Raccontami la vostra discussione” lo pregò il più anziano.

“Accidenti, non appena mi ha visto lui ha alzato il dito, insultandomi con l’allusione che ho un occhio solo. Dal momento che era un forestiero, ho pensato che dovevo essere cortese con lui e ho alzato due dita, congratulandomi che avesse due occhi. Poi quel miserabile villano ha alzato tre dita per dire che tra tutti e due avevamo soltanto tre occhi. Allora ho perso la tramontana e sono balzato in piedi per dargli un pugno, ma lui è scappato via e così è finita”.

Un saluto
FdC