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La crisi dei tulipani

7 luglio 2010

Ciao,
più volte ti ho parlato di crisi e di come, una situazione di crisi, possa diventare un momento di forte crescita e di importanti opportunità personali e professionali.

Oggi voglio raccontarti una storia, la storia di una delle più importanti e devastanti crisi finanziarie mondiali, forse “la madre di tutte le crisi”.
Peccato, che nonostante siano passati quasi 400 anni, non abbiamo ancora imparato la lezione!

Buona Lettura.

Il nome di Isaac Boxtel, floricoltore olandese del ‘600, ai più non dice molto. Eppure, questo signore fu al centro di una delle maggiori speculazioni della storia economica. Non si trattava certo di uno degli attuali finanzieri che giocano d’azzardo sui “pagherò” di mutui ad alto rischio, ma a suo modo anche lui “giocava”: giocava sui beni concreti, i tulipani. L’obiettivo di Boxtel era quello di dar vita e produrre un tulipano completamente nero; il suo intento era principalmente dettato dalla passione, ma anche il denaro rivestiva un ruolo importante in tutto l’affare. Infatti, la città di Harlem aveva promesso un premio di ben 100.000 fiorini, una cifra altissima per l’epoca, a chi avesse creato questo fiore impossibile. Il tulipano nero è ancora un miraggio, anche le varietà che vi si avvicinano di più, non sono propriamente di colore nero. Boxtel ricorse a tutti i metodi per riuscire nel suo intento, perfino all’omicidio. Sembra una storia inverosimile, e infatti Boxtel è il protagonista di un romanzo di Alessandro Dumas padre, appunto “Il tulipano nero”: una storia inventata dunque, ma l’ambiente è reale perché proprio nel XVII secolo l’Olanda fu al centro di una vera e propria “tulipmania” che portò alla creazione di moltissime varietà di questi fiori, facendone aumentare i prezzi in maniera eccessiva. Questa vera e propria bagarre diede vita alla prima crisi finanziaria dell’età moderna. Sul mercato dei fiori non avevano investito solamente i personaggi in stile Boxtel, ma anche le banche e le grandi famiglie, attratti dalla rendita di questo bene. I bulbi erano quotati ogni giorno alla appena nata borsa di Amsterdam, la Beurs.

Il crac dei tulipani olandesi ha una data ben precisa: il 5 febbraio 1637. In quel periodo, le province dei Paesi Bassi avevano il monopolio nelle loro colonie dell’Asia, in cui venivano scambiati a gran ritmo spezie e molti altri beni, oltre che in territorio americano, dove nel 1625 era stata fondata la città di Nieuw Amsterdam, la futura New York. In un ambiente così ricco di scambi commerciali, ottimistico fino all’incoscienza, vi erano continuamente occasioni di investimento, anche per i beni più bizzarri. Si colloca a questo punto la “tulipmania“, con i fiori che erano venuti via nave dalla Turchia e divenuti ben presto uno status symbol: tutti i ricchi olandesi tenevano un giardino molto curato e i vivaisti stimolavano questa mania, creando nuove varietà dei fiori (vi erano 1.000 diverse varietà di tulipani all’epoca).

Ben presto i prezzi dei tulipani cominciarono a gonfiarsi eccessivamente: il motivo iniziale fu lo squilibrio tra domanda e offerta, ma gran parte di questo caro-prezzi era provocato dalla specie più rara di tulipano, il Semper Augustus, detenuto da un unico proprietario, Adriaen Pauw, condirettore della Compagnia delle Indie. Questi gestiva le vendite del fiore: nel 1623 un suo bulbo costava 1.000 fiorini, l’anno dopo già 1.200, nel 1625 2.400 fiorini e, infine, nel 1637, alla vigilia della crisi, 6.000 fiorini. Queste cifre devono però essere contestualizzate all’epoca in cui venivano adottate: nell’Olanda del’600, con un fiorino si potevano comprare circa 20 chili di pane, l’equivalenza potrebbe dunque , portando la somma ad oggi, essere che un fiorino valeva circa 50 euro attuali. Dunque, 6.000 fiorini corrispondevano a 300.000 euro, prezzo con cui oggi si può comprare anche una villetta. Il rischio fu un dato costante della “tulipmania”, soprattutto negli ultimi anni, quando il mercato dei fiori sfuggì al controllo dei coltivatori, per finire nelle più avide mani degli speculatori (una costante questa di qualsiasi tipo di crac o bolla speculativa). Gli speculatori alimentarono la crisi con acquisti virtuali dei fiori e rialzando i prezzi ben oltre il rapporto tra domanda e offerta.

Come detto, si trattò di acquisti virtuali: virtuali perché i bulbi pronti a giugno devono essere interrati a novembre, ma sono poi venduti tutto l’anno, con un prezzo minimo fino all’inverno, quando essi non ci sono e l’acquirente compra “alla cieca”. All’epoca, con un acconto si potevano sottoscrivere a inizio anno delle promesse di acquisto al prezzo del momento, da perfezionare in seguito. Se tutto procedeva bene, si saldava il debito a ottobre e si rivendevano i bulbi al prezzo autunnale, molto più alto. Questi contratti erano gli antenati dei titoli di Borsa che oggi definiamo futures, una scommessa sulle quotazioni future; ma se il mercato non tira allora il tracollo è dietro l’angolo. Per anni e anni gli operatori avevano scommesso fortune virtuali su bulbi virtuali, incassando così plusvalori slegati dall’attività produttiva. Il boom dei tulipani aveva attirato moltissime altre persone, in un mercato dove i fiori contavano relativamente, contavano di più i soldi. Quel giorno del 1637 qualcuno ritenne irreali le quotazioni dei bulbi e cominciò a vendere. Le cessioni limarono i prezzi e provocarono altre vendite, seminando il panico. La bolla era scoppiata e in due giorni il valore dei tulipani si ridusse del 90%. Perché si cominciò a vendere resta un mistero, ma quel che resta fu il lastrico in cui caddero moltissimi olandesi, il quale diede il via a una depressione profonda per l’economia dello stato.

Voglio aggiungere una sola cosa, questa storia fa riflettere e porta, per quanto mi riguarda a due conclusioni importanti:

Non esiste successo duraturo che non comporti sacrifici (i guadagni facili non esistono).

Qualsiasi attività tu voglia intraprendere devi sempre tenere conto dell’Ecologia.

In PNL l’ecologia è è “il processo con il quale si prendono in considerazione gli effetti che un comportamento ha su se stessi e sugli altri, ripetuto nel tempo, in situazioni e ambienti diversi”.
Mi sembra evidente che chi ha fatto e tuttora fa speculazioni come quella appena descritta, forse, ha dimenticato questo piccolo particolare…

Pratica, pratica, pratica!

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Un saluto
Salvatore

Prima di tutto l’Ecologia!

4 maggio 2010

La scorsa settimana ho partecipato ad un bellissimo ed interessante corso dal titolo: “Essere assertivi e capaci di influenzamento personale”.

Sono state due giornate di formazione intense dove ho potuto approfondire concetti importanti sulla comunicazione e l’empatia.
In più trattandosi di un corso per pochi, ho trovato interessante l’interazione tra noi studenti, i vari test, giochi, ecc.

Essere in numero limitato, a questo tipo di corsi, è sempre un vantaggio; ti permette di conoscere, condividere e assorbire persone, vissuti ed esperienze nuove. Un valore aggiunto da non trascurare!

Altra peculiarità di questo corso è che si trattava di un titolo a catalogo della formazione dell’azienda per la quale lavoro. E fin qui tutto ok… purtroppo però, alla seconda giornata del corso, ho cominciato a notare una caratterizzazione un po’ troppo marcata e pretestuosa di alcuni concetti.

Ad esempio, abbiamo affrontato i temi dell’assertività e della capacità di sapersi motivare e ho notato, su questi temi, un atteggiamento ed una modalità espositiva un po’ manipolatori.

Insomma, perché indicare, a degli impiegati, l’assertività come la corretta modalità comunicativa, quando poi, in azienda, i tuoi capi, che fanno carriera, sono un perfetto esempio di aggressività?

E perché, caratterizzare la tendenza a reagire con ottimismo e iniziativa agli insuccessi come una cosa assolutamente positiva? In azienda magari ti fanno sgobbare per anni, dicendoti “Mi dispiace quest’anno non possiamo premiarti, se farai bene l’anno prossimo…”

Io penso che certi concetti, seppur fondamentali e positivi per lo Sviluppo Personale, non lo siano altrettanto se calati in un contesto aziendale strutturato e gerarchico.

In modo particolare, all’interno di una azienda è necessario conoscere strumenti come assertività, empatia, ecc proprio per saperli riconoscere ed evitare di essere manipolati! E in certi casi l’assertività non funziona e conviene spostarsi sull’asse magari per essere più aggressivi o più passivi.
Ad esempio nel rapporto con i collaboratori o con il proprio capo oppure nel rapporto con altre funzioni aziendali può capitare di dover continuamente cambiare registro. L’assertività non è la panacea per tutti i mali e il sapersi motivare seppure aiuta il proprio sviluppo personale, potrebbe tornare a solo vantaggio della tua azienda.

E quindi, prima di tutto l’ecologia! Perché qualsiasi obiettivo ci poniamo, come singoli e/o come aziende, dobbiamo stare attenti a non danneggiare nessuno!

Il dubbio nasce spontaneo: che le aziende abbiano come obiettivo quello di creare un clima di assenza di conflittualità per poter meglio raggiungere i propri obiettivi, a discapito dei molti dipendenti e a beneficio di pochi?

Pratica, pratica, pratica!

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Un saluto
Salvatore

Dove c’è rapport, c’è vita!

29 dicembre 2009

Ok, ok… ho esagerato con questo titolo.
Ma un fondo di verità c’è e se mi segui, ormai sai che c’è un’intenzione positiva dietro i comportamenti di ognuno di noi, e c’è un’intenzione positiva anche dietro a questo titolo. ;-)

Infatti, se vuoi veramente avere la possibilità di relazionarti facilmente con gli altri, se vuoi una vita ricca di relazioni umane, se vuoi avere con gli altri una relazione segnata dall’armonia, c’è un solo modo per farlo: creare rapport!
In più, un rapport solido ed efficace ti permette di entrare talmente in sintonia con il tuo interlocutore da poter avere maggior forza e convinzione nella persuasione.

Insomma… se gli altri riconoscono in te un loro simile, saranno più propensi ad ascoltarti!

Rapport quindi vuol dire stabilire un rapporto dove c’è armonia, accordo, affinità e per poterlo fare, prima di tutto, come dicevo in un precedente post, devi essere in grado di cogliere, soprattutto dalla comunicazione non verbale, quali sono le principali modalità di comunicazione e “memorizzazione” utilizzate dal tuo interlocutore.

Così però, il rapport può sembrarti una cosa un po’ troppo astratta e forse troppo tecnica… infatti ci sono altre cose sulle quali devi lavorare.

Andiamo per ordine:

Essere in rapport con una persona significa essere in accordo, essere allineato verbalmente e non-verbalmente.

Ad esempio, se la persona parla veloce, con frasi brevi e un tono alto, tu non puoi certo parlare lentamente e con frasi lunghe, il tuo interlocutore ti reputerà noioso, magari anche lento e pigro!

Essere in rapport con una persona significa sottolineare le somiglianze e metterle in rilievo annullando le differenze.

Ad esempio, se la persona si muove lentamente, veste abiti casual, comodi e larghi, tu non puoi certo presentarti in giacca e cravatta, il tuo interlocutore ti reputerà uno snob!

Essere in rapport con una persona significa rispecchiare la sua cultura, i suoi valori e il suo stile di vita.

Su questo ultimo punto voglio metterti in guardia, stai attento perchè è assolutamente e totalmente inutile che tu cerchi di entrare in rapport con una persona con la quale non condividi valori e stile di vita!
Non serve a nulla cercare il rapport con il tuo capo solo per fare carriera, perchè se non condividi i valori, lo stile di vita, il modo di pensare ecc. ti troverai semplicemente a scimmiottare un’altra persona e, ammesso che tu riesca comunque a costruire rapport, ti troveresti a vivere una vita non tua, ad avere addosso un vestito scomodo.
Con gravi danni per te e per chi ti sta vicino.

Ricorda! La PNL deve essere usata nel pieno rispetto dell’impatto che le tecniche applicate possono avere sul sistema e per sistema si intende tutti noi, compreso te stesso! Questa frase si sintetizza con la parola “ecologia”.
In Programmazione Neuro Linguistica dunque esiste una morale, un’ecologia da tener sempre in considerazione e da rispettare sempre.

Detto questo, è importante notare, che il modo più veloce e potente per entrare in rapport è proprio utilizzare il ricalco sui valori, infatti come mai da sempre siamo attratti molto di più dai nostri simili? perché tendiamo, anche a scuola, a creare gruppetti, dove ci riconosciamo e ci sentiamo in sintonia?

Ho incontrato molte persone che pur non conoscendo la PNL, sono in grado di mettere in atto queste tecniche con tale naturalezza che a volte rimango stupito. Osservandole però, mi sono accorto, che utilizzano questi schemi in modo inconsapevole e quindi spesso commettono errori grossolani, proprio perché non hanno la capacità di analizzare il loro comportamento e migliorare dai feedback.

Se tu conosci persone così (hai presente i classici amiconi di tutti?), comincia a fare pratica, proprio osservandoli e cogliendo errori o aspetti migliorabili. Poi una volta capito gli schemi di comportamento, migliorali, adattali e mettili in atto.

Sii flessibile, sempre pronto a cambiare i tuoi approcci, infatti più varietà hai a disposizione e più sarai in grado di entrare in rapport con chiunque!

Evita il penoso scimmiottamento o l’imitazione involontariamente comica, ma cerca di cucire addosso a te un vestito personalizzato che evidenzi le similitudini tra te stesso e il tuo interlocutore, e ricorda se non avete niente in comune lascia perdere!

Fammi sapere cosa ne pensi.