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Il Leader secondo Passera

30 agosto 2010

Ciao,
oggi ti riporto un articolo di Libero, a proposito del think tank Vedrò che si è tenuto a Drò in provincia di Trento.

Vedrò è il think tank voluto da Enrico Letta e Giulia Buongiorno, e l’occasione, molto importante è quella di discutere riguardo al leader del futuro.
Argomento sul quale, dopo gli ultimi avvenimenti politici, si comincia a discutere molto.

Personalmente trovo molto interessante che ci siano iniziative di questo genere, sono convinto che proprio in momenti di crisi economica e politica, sia molto importante porre l’accento sull’etica dei manager, sulla leadership del futuro, affinché la futura classe dirigente di questo paese sia in grado, veramente, di esercitare una Leadership “etica” e sia poi capace di esercitare un ruolo di guida, di vero e proprio Coach nei confronti dell’intero paese.

Che qualcuno si sia accorto di quali siano i veri problemi sia in ambito politico che aziendale?

Nella leadership cio’ che “fa la differenza” sono “l’attitudine al cambiamento e la capacita’ di guidarlo”, nonche’ “la capacita’ di immaginare soluzioni nuove”. Essere un leader vuol dire “riuscire a individuare cio’ che e’ bene comune”, portando a “condividere i sacrifici e anche i benefici”.

E “gestire il cambiamento vuol dire essere capaci di individuare obiettivi grandi e comunicarli”, avendo anche la “capacita’ di lavorare insieme e non contro”. Queste, secondo l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, le caratteristiche che deve avere un leader.

Passera ha parlato questa sera alla platea di VeDro’, il pensatoio bipartisan riunito in questi giorni nella ex centrale elettrica di Fies, nel territorio comunale di Dro, in Trentino. Per Passera “non esiste una leadership buona e una leadership cattiva: la leadership va scelta in funzione di cio’ che si vuole fare. Se si vogliono fare determinate cose, serve un leader in grado di realizzarle e in grado di comprendere la complessita’ dei meccanismi che regolano la nostra societa’”.

[Libero news it]

Un saluto
Salvatore

La verità non mi fa male!

29 giugno 2010

Sono nato nel 1970, e di conseguenza, sono figlio degli anni ’60, ci sono alcune canzoni che ricordo molto bene; segno che da bambino qualcuno mi “programmava” in tal senso…

Tra queste canzoni, ricordo molto bene “Nessuno mi può giudicare” cantata da Caterina Caselli nel 1966 e rimasta al primo posto in classifica per 9 settimane!

Il ritornello della canzone inizia proprio con:

La verita mi fa male, lo so…
La verità mi fa male, lo sai!

Ecco… io invece penso che la verità non faccia affatto male, e dobbiamo sforzarci, liberandoci da ogni timore e da ogni remora di dire sempre la verità perché questa fa molto meno male di qualsiasi bugia, anche se detta a fin di bene.

Pensiamo infatti, alla comunicazione, se vogliamo essere coerenti in tutto noi stessi, se vogliamo che chi abbiamo davanti percepisca la nostra coerenza di parole, gesti ed espressioni c’è un solo modo semplice per farlo, dire quello che si pensa, la verità, parlare di ciò in cui si crede fermamente.
È la via più semplice e quella che assicura il successo.

D’altra parte fare cose di cui non si è pienamente convinti alla lunga non solo non riesce ma accresce in noi il senso di insoddisfazione e di smarrimento.
Paradossalmente poi, per un eccesso di convenzioni sociali e per regole non scritte che tutti noi seguiamo, è diventato molto più naturale dire delle piccole bugie, magari per non ferire gli altri o per toglierci d’impiccio più facilmente, piuttosto che dire, come fanno i bambini, candidamente, la verità.
La propria verità, certo! Non siamo depositari della verità assoluta e di questo dobbiamo esserne coscienti, ma se diciamo la “nostra” verità, sicuramente trasmetteremo la nostra convinzione e la nostra coerenza più facilemente.

E allora… ricorda: La verità non fa male!

Pratica, pratica, pratica!

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Un saluto
Salvatore

Cambiare

13 maggio 2010

Ciao,
dopo l’articolo su “Lavoro: i dieci indicatori del cambiamento” mi è successa una cosa “particolare”.
Mi si è infilata nella testa una canzone di un grande della musica italiana, purtroppo prematuramente scomparso, quale era Alex Baroni.

La canzone, manco a dirlo è: Cambiare.

Ti propongo il video tratto da youtube e il testo della canzone.

Ti nasconderai
dentro i sogni miei
ma io non dormiro’
mi dovra’ passare
e quanti amori avrai
che cosa gli dirai
e quanto anche dl me
io dovro’ cambiare.
amore, non mi provocare
arrivero’ fino alla fine dl te
amore, mi dovra’ passare
per restare libero, cambiare.
ti nasconderai dentro gli occhi miei
ma io non guardero’
io dovro’ cambiare.
amore, che non puo’ volare
resterai qui fino alla fine di me?
amore, mi dovra’ passare
per diventare libero, cambiare, cambiare.
combattero’ con le mie notti bianche
combattero’ devo ricominciare a inventare me.
amore, non mi provocare
arrivero’ fino alla fine di te.
amore da dimenticare
per diventare libero, cambiare, cambiare
e per non cadere piu’, cambiare

Per me il senso sta tutto in due frasi:

“per restare libero, cambiare” e “per diventare libero, cambiare,cambiare”

Bellissima!!!

Un saluto
Salvatore

Lavoro: i dieci indicatori del cambiamento

12 maggio 2010

Ciao,
oggi voglio parlarti di un interessantissimo articolo tratto dal blog di Andrea Ciraolo.

Si tratta di un articolo sulle motivazioni che spingono a cambiare lavoro, e in particolare su quali sono i sintomi principali per cui, forse, è arrivato il momento di pensare, seriamente, ad un cambiamento all’interno dell’azienda stessa dove si lavora, oppure ad un radicale cambiamento di attività.

Certo, questi non sono i tempi migliori ed ideali per mettersi a cercare un nuovo lavoro. Ma sono proprio i momenti di crisi a portare forti novità e, incredibile ma vero, grandi opportunità. Infatti più si è in una situazione difficile e più il nostro cervello si mette in moto per ingegnarsi a trovarci delle soluzioni.

Un cambiamento così importante, come può essere quello del lavoro, richiede ascolto di sé stessi, pazienza, obiettivi ben formati e determinazione.

E a proposito di ascolto di sè stessi è importante, nello specifico, capire se siamo effettivamente di fronte ad una forte crisi, per la quale intraprendere un importante cambiamento a livello professionale.
Ecco come possiamo “ascoltare” noi stessi e misurare con degli indicatori, il nostro grado di insoddisfazione e di motivazione al cambiamento:

1. INSOFFERENZA NELL’ANDARE AL LAVORO.
Se al mattino faticate a sollevare le stanche membra dal letto, non è solo a causa del sonno. Se quando salite in auto, o sul treno, vi viene il magone al pensiero di dover trascorrere otto ore lavorative, forse è ora di pensare che non siete condannati a soffrire. Insomma, come è ovvio, il primo e più evidente indicatore che un certo lavoro non fa per voi è che quel lavoro non vi piace, che lo sopportate a fatica.
Aumentano le ore di assenza, una lieve influenza vi spinge a chiamare il medico per un certificato, ciò che succede al lavoro non vi interessa. Un buon metodo per capire se il malessere è dato proprio dal lavoro, è pensare a quando non siete sul posto di lavoro: come state? Siete felici? E dopo un periodo di assenza, per malattia o ferie, ne sentite la mancanza?

2. DESIDERIO DI CAMBIARE L’ATTIVITÀ LAVORATIVA.
Subito dopo l’insofferenza arriva il desiderio di cambiare lavoro. Potete riconoscerlo perché vi ritrovate più volte a sognare ad occhi aperti, ad immaginare la vostra vita futura in un altro contesto lavorativo. Quelli che inizialmente sono semplici sogni, prendono via via consistenza sino a diventare desideri e poi, nei casi più fortunati, progetti. Le occhiate innocenti agli annunci di lavoro si fanno più frequenti.

3. ALTO LIVELLO DI PETTEGOLEZZO.
Il pettegolezzo serve a sfogarsi, a volte è visto come l’unico modo di reagire e sentirsi meno impotenti. Per quel che ne so, un certo livello di pettegolezzo nei confronti del proprio datore di lavoro è comprensibile, ma diventa sintomo di un problema quando interferisce sull’attività lavorativa o nel rapporto tra i colleghi. Se sentite un irrefrenabile impulso nei confronti di questo genere di scambio di opinioni, potete iniziare a mettere in dubbio o la vostra integrità morale oppure il lavoro che svolgete.

4. COVARE RISENTIMENTO VERSO L’ORGANIZZAZIONE.
Il pettegolezzo è spesso legato al risentimento. Se sopportate malvolentieri le persone che lavorano al vostro fianco, o quelle che vi coordinano, o i vostri clienti/pazienti/utenti, come possiamo pensare che questo sia il lavoro che fa per voi? Nessuno di noi gradisce trascorrere circa otto ore quotidiane con persone che non stima. In alcuni casi il risentimento si manifesta con aggressività non giustificata, scatti di rabbia che non hanno un reale motivo di esistere, se non il fatto che siete saturi.

5. DISTURBI PSICOSOMATICI.
Siamo formati da un unico organismo. Corpo… Mente… Alcuni ci mettono anche l’anima… Quel che è certo è che ogni aspetto influisce sugli altri molto più di quello che pensiamo. Se le vostre difese immunitarie ultimamente sono calate ci sono certamente mille motivi, ma considerate anche che forse il lavoro vi sta stressando più di quanto dovrebbe. Per alcuni è lo stomaco, per altri la testa, per altri ancora un esteso senso di fiacchezza: non è che il corpo vi sta dicendo qualcosa?

6. SENTIMENTO DI IRRILEVANZA.
Massì, tanto… Vi trovate spesso a pronunciare questa frase? Il fatto è che il lavoro che state svolgendo è molto importante per qualcuno, ma se lo è solo per il vostro datore di lavoro è un problema. O questo mestiere non fa per voi, o voi non fate per lui. Ciò capita spesso a chi lavora per accrescere un profitto altrui: se non si trovano forti motivazioni interne nella propria crescita professionale, l’entusiasmo è destinato a sfiorire.
Peggio ancora se vi sentite inutili oppure se non vi riconoscete negli ideali o nel modo di agire dell’organizzazione di cui fate parte. È l’anticamera del cambiamento. A voi scegliere se ponderato e graduale oppure improvviso e dato dal non ce la faccio più.

7. LENTEZZA NELLA PERFORMANCE.
Se avete perso lo smalto di un tempo, oppure se lo smalto non lo avete mai avuto, potrebbe essere che avete abbracciato un principio new age del tipo “vivi con lentezza”, con somma gioia del datore di lavoro e dei colleghi che dovranno loro malgrado abbracciare il principio del “fai velocemente ciò che non ha fatto il tuo collega new age”. Oppure potrebbe essere che siete meno motivati. Attenzione a questo indicatore.

8. CONFUSIONE ORGANIZZATIVA.
Dimenticate gli impegni? Commettete molti errori? Vi sentite confusi e spesso non sapete da che parte cominciare? Sbagliare è umano, e su questo non ci piove, il vostro lavoro sarà seriamente incasinato, e qui ci sto, ma, santo cielo, valutate l’idea che forse cambiando lavoro fareste di meglio. Con cara pace del senso di colpa e una bella iniezione di autostima.

9. VENIRE MENO ALLA PROPOSITIVITÀ.
Uno degli istinti di base dell’uomo, da quando è sceso dagli alberi (e ora non venite a dirmi che siete di quelli che l’uomo non deriva dalle scimmie), è quello di creare. Creare utensili, creare relazioni, creare case, creare figli, creare idee. Se di fronte ad un problema il vostro istinto di creare una soluzione è sfiorito, se non create proposte, idee, se non introducete novità, probabilmente state lavorando in maniera scialba. Probabilmente il mestiere che state svolgendo non permette al vostro istinto creativo di emergere.

10. ADERENZA FORMALE ALLE REGOLE.
E detto tutto questo, aderite ancora alle regole?! Il motivo è molto semplice, o in quelle regole ci credete, ma lo escludiamo perché questo punto parla di aderenza formale, oppure avete perso la speranza di cambiare le cose. Cercate di mantenere una facciata di adesione, perché tanto non serve a niente… Anche in questo caso, e per l’ennesima volta, non è arrivato il momento di cambiare lavoro?

Un saluto
Salvatore

Il coraggio di cambiare

10 maggio 2010

Ciao da Francesco di Coste,
per dare spazio al cambiamento che desideri, è necessario semplicemente avere un po’ di coraggio. Il coraggio di lasciare spazio al nuovo che arriverà, alle opportunità che si creeranno.

A tal proposito di seguito, una bellissima frase di Helen Hunt che inquadra prefettamente il tema.

L’unico momento in cui ho fatto un passo avanti nella mia carriera è stato quando ho avuto il coraggio di dire no alle cose che si presentavano come sicure o che avevo già affrontato, e questo per lasciare spazio a qualcosa di nuovo.

[Helen Hunt]

Un saluto
FdC

Seminario: Apri le porte al cambiamento che desideri!

4 maggio 2010

Apri le porte al cambiamento che desideri!
…e sarai il “timoniere” del tuo sviluppo personale e professionale.

Un seminario esperienziale di orientamento con Francesco di Coste, e con il contributo di Salvatore Savarese.

A Firenze, sabato 19 Giugno 2010.

Esprimi e realizza un desiderio!
In un periodo di crisi, come quello attuale, diventa sempre più importante saper trasformare l’incertezza e le difficoltà in opportunità.
La chiave sta nell’avere una chiara visione del proprio scopo nella vita, di cosa si vuol fare e di dove si vuole arrivare.
Partecipa ad “Apri le porte al cambiamento che desideri!” e potrai dedicare un’intera giornata al tuo auto-sviluppo personale e professionale.

Apri le tue porte!
Per aprire le porte ci vogliono le chiavi giuste. Una chiara visione della tua vita ti permetterà di aprire tutte le porte.
Scopri quali sono i tuoi veri valori, metti a fuoco le risorse e i talenti di cui disponi, apri le tue porte e disporrai di tutte le chiavi che ti servono per realizzare i tuoi obiettivi personali e professionali.
Apri le tue porte al cambiamento grazie alle tecniche di coaching che apprenderai con noi, agli esercizi ludici e agli stimoli riflessivi da svolgere in modo interessante e creativo insieme agli altri partecipanti.

Cambia ora!
Cosa voglio fare della mia vita?
Quali sono i miei punti di forza?
Quali sono i miei valori fondamentali?
Di quali risorse ho bisogno?
Quali sono le mie aree di miglioramento?
Potrai rispondere a queste ed altre domande e muovere i primi passi verso il cambiamento che desideri realizzare nella tua vita.

Tu sei il timoniere!
Grazie alle metodologie di coaching che sperimenterai con noi condurrai la tua barca all’approdo desiderato!
Il coaching è un servizio di orientamento e di supporto all’auto-sviluppo della persona finalizzato al raggiungimento di traguardi personali e professionali.
Il coaching facilita l’apprendimento, stimola le persone a porsi “in ascolto” di se stesse, le aiuta ad accedere alle proprie potenzialità, e ad auto-responsabilizzarsi
verso i propri traguardi e motivazioni.

Cosa Quando
Il programma sarà svolto con i seguenti orari:
 Mattina 9.15 – 13.15
 Pomeriggio 14.30 – 18.30
Manda una email a corsi@pnlpractitioner.info per ricevere il programma dettagliato.

Dove
Istituto Suore Francescane
Via Capo di Mondo, 44 – 50136 FIRENZE
Una struttura confortevole immersa nel verde e molto tranquilla, a due passi dalla stazione Firenze S. Maria Novella.
Per coloro che vengono da fuori, è possibile pernottare il giorno prima presso la struttura che ci ospita a prezzi molto economici!!

Condizioni
Numero massimo di 20 partecipanti.

Quota di partecipazione: 150 euro, tasse incluse (120 euro per gli iscritti entro il 19 Maggio 2010).

Quota comprensiva dei materiali didattici del corso.

Per perfezionare l’iscrizione provvedi a:

 pagamento dell’importo tramite bonifico su IBAN: IT73F0306905118615290053917
intestato a Francesco di Coste
causale: Iscrizione seminario “Apri le porte al cambiamento che desideri”

 inviare una mail a corsi@pnlpractitioner.info con i seguenti dati:
Nome e Cognome
Professione
Città di residenza
Anno di nascita
Email
Recapito telefonico
Ragione sociale e P.IVA (per eventuale richiesta fattura)

I Coach Formatori

Francesco di Coste
Executive Coach e Consulente di Carriera, ha un’esperienza consolidata in Menarini, Gruppo Intesa e Pfizer, dove ha coordinato il lancio della Mission e dei valori organizzativi. Ha condotto 700 giornate di Team Coaching in Italia e in Francia, coinvolgendo più di 4000 manager di molte aziende sullo Sviluppo personale e professionale. E’ Professional Coach certificato da ICF, già componente del direttivo nazionale della Federazione Italiana Coach. Si occupa di coaching finalizzato allo sviluppo e al benessere professionale delle Persone in azienda.

Salvatore Savarese
PNL Practitioner certificato da NLP Italy, laureato in Scienze dell’Informazione, quadro direttivo presso un grande gruppo bancario internazionale, vive oggi a Lucca. Ha sviluppato negli anni, con passione e costanza, una notevole esperienza in Programmazione Neuro Linguistica e scritto numerosi articoli e report di approfondimento sulla materia. Ideatore del blog pnlpractitioner.info svolge attività di coaching on line.

Un traguardo importante!

3 maggio 2010

Ciao,
dopo due settimane di assenza ritorno a scrivere e colgo l’occasione per un primo parziale e molto soggettivo bilancio.

Innanzitutto voglio dirti che non sono scappato, soltanto ho sfruttato questi giorni per la preparazione di grandi novità per tutti i lettori di pnlpractitioner.info. E in più mi sono preparato, psicologicamente ;-) , ad un evento importante.

Si… si tratta del mio compleanno! E non un compleanno qualsiasi, sono entrato negli “anta” compiendo quarant’anni.

Un traguardo importante, appunto, un momento propizio e quanto mai indicato per un bilancio su me stesso, sulla mia identità, sulla mia vita.
Ho colto l’occasione in questi giorni, per fare silenzio intorno a me, e lasciare che questo silenzio riempisse le mie giornate.
Per quanto mi riguarda, non c’è niente di più terapeutico del silenzio, aiuta a focalizzarsi su se stessi e a inquadrare meglio la vita.

La prima cosa che voglio dire è che, se mi guardo indietro, in questi ultimi dieci anni ho vissuto una vita piena, intensa, forte, direi addirittura densa di cambiamenti, avvenimenti, incontri, viaggi e letture.
Ho vissuto molto di più in questi dieci anni che nei precedenti trenta!

Questo è successo per due motivi fondamentali:
prima di tutto perché dieci anni fa, ho deciso di dare una svolta alla mia vita, infatti avevo all’epoca la sensazione che la vita che stessi vivendo non fosse la mia e mi sentivo come a credito nei confronti della vita stessa, come se avessi e volessi ancora esplorare tutto ciò che ancora non avevo visto;
e poi perché ho avuto la fortuna di incontrare una persona che con il suo sorriso ed il suo entusiasmo mi ha contagiato e mi ha aperto un nuovo mondo, una nuova vita in cui potersi godere il presente, smettendo di guardare con rammarico al passato e di pensare con preoccupazione al futuro.
Questa persona adesso è mia moglie!

Certo questo percorso, soprattutto in questi ultimi dieci anni, non è stato tutto rose e fiori, e d’altra parte ogni processo di consapevolezza e di cambiamento non è certo un’autostrada rettilinea, piuttosto è un piccolo sentiero di montagna irto e pericoloso.
Ma tant’è, ogni volta che mi fermo a vedere dove sono arrivato, sono fiero e felice di poter ammirare dal mio sentiero di montagna, l’incredibile bellezza del panorama.

In più, e non da ultimo in termini di importanza, nell’ultimo anno e mezzo ho intrapreso un percorso di crescita e conoscenza interiore allo scopo di capire chi sono veramente e in quali ambiti posso migliorare nel mio approccio con gli altri e con me stesso.
Ho avuto modo di scoprire limiti e potenzialità che non sapevo di avere, e soprattutto mi sono veramente stupito di come, in alcune situazioni, mi sono ritrovato fare cose, per me, prima, impensabili.
E la soddisfazione credimi, è stata tanta!
La strada, però, è appena iniziata e magari tra dieci anni ci ritroviamo qui per un altro bilancio. ;-)

Pratica, pratica, pratica!

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Un saluto
Salvatore

William Christie e il cambiamento

14 aprile 2010

Ciao da Francesco di Coste,
oggi voglio proporti, una interessante frase di William Christie, tratta sempre dalla mia personale raccolta, di frasi, metafore e racconti utili e a supporto della crescita personale.

In particolare, quella che tra poco andrai a leggere, è una bella testimonianza di William Christie su cosa sia veramente il cambiamento, quali siano le sensazioni e il giusto approccio per vivere serenamente questo cambiamento come una crescita personale e professionale.

Buona lettura!

Quando mi ritrovo a ripetere le stesse cose davanti all’orchestra, al pubblico o ai miei studenti, allora è il momento di cambiare.

Oppure quando non ricavo il genere di soddisfazione personale che ritengo dovrei ricavarne.

Ho un certo repertorio di brani sui quali amo ritornare più e più volte, ripensandoli.

Ma quando sento che non ho altro da dire, quello è il momento di cambiare.

William Lincoln Christie nato Buffalo nel 1944 è un clavicembalista e direttore d’orchestra. Nel 1971 si stabilisce in Francia dove, nel 1979, fonda l’ensemble Les Arts Florissants che dirige ancora oggi.
[fonte: Wikipedia]

Un saluto
FdC

La PNL e il T.O.T.E.

13 aprile 2010

Ciao,
se segui il mio blog, sai che Richard Bandler, nel teorizzare i principi base della Programmazione Neuro Linguistica ha sempre fatto riferimento a concetti semplici, che a volte possono sembrare ovvi, concetti però che spesso dimentichiamo e tralasciamo.

Tra questi, oggi, voglio evidenziartene due:

Se qualcosa non funziona, cambiala!

Il fallimento non esiste, esiste soltanto il feedback.

Questi, due concetti, queste due frasi, danno veramente il senso di come la PNL, abbia come obiettivo, quello di semplificarti la vita!
Quante, volte ti trovi impantanato in situazioni dalle quali non riesci ad uscire? Quante volte, continui a fare le solite cose, i soliti errori e non ti accorgi che ti basterebbe semplicemente cambiare approccio?

Insomma la vita può essere molto più semplice e soprattutto molto più divertente di come la immaginiamo!

E, alla luce di questi due concetti voglio proporti un metodo, il metodo T.O.T.E..

Innanzitutto T.O.T.E. sta per Test -> Operazione -> Test -> Esci.

VIsta così la cosa, sembra un diagramma di flusso per computer e quindi una roba per matematici o informatici.
In realtà è una schematizzazione di come dovremmo operare tutti i giorni.

Infatti, dato uno stato desiderato che vogliamo raggiungere e partendo da uno stato attuale, si tratta semplicemente di verificare se le operazioni (azioni) che stiamo compiendo ci portano effettivamente verso lo stato desiderato.
Ovviamente se a seguito del test, la risposta è negativa, allora è bene cambiare approccio e quindi l’azione da compiere.

Il T.O.T.E. è un metodo, una procedura che, quando messa in atto, anche inconsciamente, ci accompagna in tutti i momenti della nostra vita.
Continuamente, non facciamo altro che verificare se lo stato attuale coincide con quello desiderato e mettiamo in atto delle azioni per arrivare allo stato desiderato.

Peccato che pur essendo una procedura semplicissima, spesso mettiamo in pista una serie di “seghe mentali” per cui non applichiamo questo schema, oppure lo applichiamo ma, ancora peggio, facciamo finta che vada tutto bene!

Hai presente quando cominci ad approcciare alle cose con frasi tipo: “E se poi sbaglio?” oppure “Eh no! Io se devo fare una cosa, la devo fare bene!”.
Il risultato di questo approccio è che rimani lì immobile a non fare assolutamente nulla e poi magari ti lamenti anche che stai male, che le cose non vanno per il verso giusto…

Inutile fermarsi ai dubbi, alle domande, datti una mossa e passa all’azione! Fai qualcosa e se andrà male puoi sempre cambiarla e via così!

Il T.O.T.E. alla fine non è nient’altro che la trasposizione in pratica dei due concetti su esposti: il feedback e l’azione.

“Oggi è primavera…ed io vorrei tanto vederla!

26 marzo 2010

Ciao da Francesco di Coste,
oggi voglio proporti, una bella metafora, tra le tante che ho raccolto, che fa riflettere su come sia fondamentale, saper vedere la vita, e gli eventi sempre in modo diverso.

Spesso, proprio cambiando l’approccio alla nostra vita siamo in grado di superare brillantemente le difficoltà, e magari raggiungere mete che credevamo impossibili!

E’ importante sapere e riuscire a cambiare la propria strategia soprattutto quando le cose non vanno bene, perché il cambiamento è il volano del progresso.

Buona lettura!

Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: “Sono cieco, aiutatemi per favore”.

Un Coach che passeggiava li vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello.

Si chinò e versò altre monete, poi, chiedendo il permesso dell’uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un’altra frase.

Quello stesso pomeriggio il Coach tornò dal non vedente e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote.

Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo: chiese allora se non fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e che cosa avesse scritto.

Il Coach rispose “Niente che non sia vero – ho solo riscritto il tuo messaggio in modo diverso”, sorrise e andò via.

Il non vedente realizzò che era stato riformulato qualcosa nel suo modo di vedere il mondo, ma non seppe mai che sul suo cartello c’era scritto: “Oggi è primavera…ed io vorrei tanto vederla”.

Un saluto
FdC