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Il problema della possibilità

7 aprile 2010

Ciao,
oggi voglio farti leggere un estratto dal libro “Time for a change” di Richard Bandler.

Il problema della possibilità.

Le persone pensano a quello che non possono fare.

Ho condotto dei seminari generativi.

Dicevo: “Qui non si intende realizzare un cambiamento a rimedio di qualcosa: se venite da
me, è perché volete delle cose positive.”

Alcune persone si presentano da me, ma non hanno neanche l’apertura mentale per concepire delle possibilità.

Vengono da me e dicono: “Voglio sbarazzarmi del mio dialogo interiore.”

Io rispondo: “Ucciditi, così non ce l’avrai più.”

Loro fanno: “Aspetta un attimo…”.

Bisogna che capiscano, che sognino quello che è possibile.

Non sanno nemmeno qual è il problema. Hanno prima pensato, erroneamente: “Conosco la soluzione! Se non fossi tormentato dal mio dialogo interiore, allora starei bene. Sarei illuminato.”

Invece, potrebbero rendersi conto del fatto che possiamo scegliere cosa far diventare un problema
e decidere quale procedimento usare.

Potrebbero parlare dentro loro stessi come Mozart. Avrebbero dentro di sé un’opera a motivarli. Allora, vorrebbero tenersi tutte le loro voci.

Avrebbero una magnifica risata, come Mozart. Il loro mondo risuonerebbe di musica e di forti emozioni, invece che di vocine cattive e piagnucolose.

Hai letto tutto?

Bene… ci sono due cose importanti da notare.

Richard Bandler, ogni volta che vuole comunicare, che vuole far passare un messaggio importante, cerca sempre di utilizzare immagini forti, divertenti. Infatti solo se susciti delle emozioni, solo facendo divertire le persone potrai “formarle” e solo se ottieni una risata sarai sicuro che chi ti ascolta ha veramente appreso. E nello specifico, la risposta di Bandler: “Ucciditi, così non ce l’avrai più.” è semplicemente geniale! :-)

L’altra cosa, invece più seriosa e sostanziale è che spesso ci infiliamo in vicoli ciechi, in problemi che non riusciamo a superare, solo perché abbiamo un atteggiamento sbagliato nei confronti della vita, pensiamo sempre in negativo, pensiamo sempre e soltanto a quello che non possiamo fare.
E mai a quello che possiamo veramente e facilmente fare per noi stessi e gli altri!

E’ arrivato il momento di darci una possibilità, è arrivato il momento di cambiare!

I Bambini e L’Arte di Modellare!

3 gennaio 2010

Ciao,
oggi, approfittando della bella giornata, ho portato mia figlia in bicicletta.

Siamo andati sulle mura di Lucca, e sulla passeggiata che circonda tutta la città, abbiamo allegramente pedalato per un paio d’ore.

La piccola ha da poco tolto le rotelle laterali e non ha ancora piena padronanza del mezzo, in più, essendo molto prudente, ha ancora timore a fare delle discese ripide. E, piccolo particolare, non sa modulare la frenata.

Ovviamente da buon papà, mentre pedalava le davo alcuni consigli o comandi del tipo: “Tieni il manubrio diritto!” “Guarda avanti!” “Pedala di più che mantieni meglio l’equilibrio!”.

Lei, per tutto il pomeriggio, pur non rispondendomi, si girava verso di me e sembrava darmi ascolto.

Siamo andati avanti così per un paio d’ore, poi ci siamo rifocillati in un bar a base di cioccolata calda e quindi siamo ripartiti per un ultimo giro delle mura.

Per inciso, se non sei mai stato a Lucca, ti consiglio di farci un salto è una città meravigliosa, anche d’inverno!

Nell’ultimo giro fatto insieme, più volte l’ho affiancata con la mia bicicletta e continuavo a dispensare consigli. Senza darmi risposta, si girava e ogni tanto sorrideva.

Io tra me e me pensavo: “Ma che brava! Mi ascolta e cerca di mettere in pratica quello che le dico.”

Ad un certo punto, al mio ennesimo “consiglio”, dopo che davanti ad una salita le ho detto “Aumenta la pedalata!”, lei rallenta, si gira e mi dice “Papi! Tu hai ragione, lo so che devo pedalare di più, e non importa che mi ripeti continuamente le cose tanto, io, da quando siamo partiti, osservo quello che fai tu e provo a fare lo stesso!“.

Puoi immaginare come sono rimasto… a bocca aperta!
Si perché a quel punto ho realizzato che non solo avevo sbagliato approccio, ma oltretutto, che mia figlia, che ha poco più di cinque anni, con grande naturalezza fa una cosa che noi adulti dimentichiamo e non riusciamo più a fare…. badare alla sostanza!!!

Infatti il suo obiettivo è imparare ad andare in bicicletta e…. cosa c’è di più semplice di osservare qualcun’altro che ci sa andare? Perché perdersi in teorie sulla fisica, spiegazioni e parole inutili e ridondanti quando basta osservare, e modellare quello che fa un altro e applicare il metodo osservato?

E siccome la Programmazione Neuro Linguistica propone proprio lo schema che mia figlia applica ;-) mi viene da dirti che, molte volte, per rendersi la vita più semplice, per arrivare con più semplicità alla sostanza delle cose, sarebbe meglio fare proprio come i bambini!

Pensaci! Un bambino impara a parlare, a camminare, a disegnare, e a volte anche a scrivere senza mai aver messo piede in una scuola. E tu? Quando sei uscito dalla scuola superiore o dall’Università sapevi veramente fare il lavoro per il quale avevi studiato?
La risposta è no! Lo so perché l’ho vissuto sulla mia pelle…

Sia chiaro, con questo non voglio dirti che non serve andare a scuola, la scuola ha un ruolo fondamentale nella crescita culturale, nella capacità di confronto e aggregazione dei giovani, ma capita a volte che tutti noi perdiamo di vista il vero obiettivo dell’istruzione e si studi tanta teoria e tanti libri, concretizzando ben poco.

E allora, fino a quando la PNL non la insegneranno a scuola o all’Università, fai come i bambini, fai come la PNL ti suggerisce:

ascolta, guarda, modella e applica!

E a tal proposito ti riporto una frase di Pablo Picasso: «Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi.»

Un saluto
Salvatore

Una tazza di tè

4 dicembre 2009

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868 – 1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì a contenersi. “E’ ricolma. Non ce n’entra più!”.

“Come questa tazza,” disse Nan-in “tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”

Principi base… a cosa serve veramente la PNL?

30 novembre 2009

PNL-mappe-percettive

Ciao,
dopo aver parlato di alcuni argomenti specifici, con il supporto di esempi pratici, è giunto il momento di approfondire i principi base della Programmazione Neuro Linguistica. Cosa c’è alla base di questa disciplina? Cosa hanno dedotto Richard Bandler e John Grinder dall’osservazione del lavoro di terapeuti come Fritz Perls, Virginia Satir, e Milton Erickson?

Vi presenterò più avanti, queste persone, le loro storie e i loro studi, oggi parliamo dei principi della PNL e degli obiettivi di tale “scienza”. :-)

La Programmazione Neuro Linguistica, ha lo scopo di aiutare le persone, a migliorare i processi decisionali, la creatività, l’apprendimento e la motivazione. Per migliorare tali processi, si lavora sulle mappe percettive.

Per la PNL infatti, tutti noi utilizziamo le stesse modalità per codificare, trasferire e modificare il nostro comportamento. E queste modalità possono essere elaborate, imparate, insegnate e perfino cambiate!

Quindi la PNL, lavora sulla “linguistica”, sul sistema di comunicazione, di rappresentazione, per “programmare”, modificare, migliorare i nostri processi neurologici, i nostri pensieri, le nostre azioni, ecc. Da qui la definizione Programmazione Neuro Linguistica.

I principi base della PNL sono i seguenti:

  1. La mappa non è il territorio
  2. Il modo in cui facciamo esperienza del mondo può essere vantaggiosamente rappresentato e compreso attraverso i 5 sensi
  3. Il significato della vostra comunicazione è la risposta che ottenete
  4. Le persone hanno tutte le risorse di cui hanno bisogno per fare in modo che il cambiamento avvenga
  5. C’è un intenzione positiva che sostiene ciascun comportamento e c’è un contesto in cui quel comportamento ha valore
  6. Il fallimento non esiste, esiste soltanto il feedback

Concludendo, a cosa serve la PNL? Semplice… a stare bene, prima di tutto con se stessi, e poi con gli altri!
Poi da questo assunto è possibile applicare le stesse tecniche in altri ambiti: il lavoro, la crescita professionale, la comunicazione in pubblico, addirittura Richard Bandler ci insegna a trovare la nostra libertà, a “curare le nostre fobie”, a diventare ricchi!!!

Nei prossimi articoli, andremo ad approfondire punto per punto, intanto posso dirvi che, secondo il punto “2″, se non capite gli articoli la colpa è solo mia! Ed è importante che mi diate un feedback, perchè possa migliorare la mia comunicazione. :-)